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2 Aprile 2024
PRODOTTI TIPICI: I BEFANINI DELLA GARFAGNANA NELLA LISTA DELLE SPECIALITA’ ALIMENTARI TRADIZIONALI MA UNA SU DUE E’ A RISCHIO ESTINZIONE IN LUCCHESSIA

Il fagiolo mascherino ed il pieverino sarebbero già probabilmente scomparsi dalle nostre tavole se non fosse per un gruppetto di aziende ed hobbisti che ancora oggi li seminano e li producono. La stessa sorte sarebbe toccata al pomodoro fragola di Albiano Minucciano, al grano formenton otto file e al biroldo della Garfagnana. Sono solo una piccola parte dei tesori agroalimentari della provincia di Lucca a rischio estinzione che contribuiscono all’inimitabile paniere regionale che proietta la Toscana al terzo posto a livello nazionale dietro a Campania e Lazio. Una lista di specialità lunga 467 prodotti di cui sono entrati a far parte, nell’ultimo aggiornamento, i celebri befanotti o befanini, i biscotti di varie forme che si preparano durante le festività di Natale. A dirlo è Coldiretti Lucca sulla base dei dati elaborati dal suo Osservatorio Strategico relativi al censimento delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni.

“Le produzioni tipiche e gastronomiche raccontano la storia del nostro territorio; sono un potente strumento di promozione, la principale porta di accesso al turismo che ha permesso a molti borghi e paesi di essere scoperti, apprezzati, ripopolati. Ma hanno anche un ruolo chiave nella crescita e nello sviluppo delle filiere che sono spesso legate a piccole realtà agricole e a particolari momenti della vita delle singole comunità. – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – Insieme al paesaggio, questo enorme patrimonio agricolo ed alimentare, di cui le aziende agricole sono un presidio fondamentale, è parte della nostra identità. Volani che consentono alla Toscana, e alla nostra provincia, dalla Garfagnana al mare della Versilia, di essere associata ad un territorio dove si vive e si mangia bene e di essere oggi tra le mete turistiche più ambite al mondo”.

Sono 80 le produzioni tipiche tradizionali della provincia di Lucca ma per almeno la metà il futuro è incerto: si va dal buccellato alla mondiola della Garfagnana, dal pecorino della Garfagnana al cavo nero riccio di Lucca, dal pane di Altopascio alla trota iridea. Molti però, quasi uno su due, sono i prodotti censiti che oggi sono catalogati “a rischio”  scomparsa soprattutto tra gli ortaggi ed i frutti dove troviamo per esempio il fagiolo malato, il cui nome deriva dalla fragilità della sua buccia ed il fagiolo aquila o lupinaro destinato per lo più all’autoconsumo. “Una fetta importante della nostra biodiversità rischia di sparire dalla nostra dieta a causa di un’offerta standardizzata da parte dei grandi produttori che privilegiano le grandi quantità e le rese. E’ questa la ragione per cui nei banchi dei supermercati troviamo solo alcune varietà di ortaggi e di frutta quando, nella sola nostra provincia, ne avremo una trentina. – ammette la presidente di Coldiretti Lucca – Da qui l’importanza della filiera corta e dei mercati contadini di Campagna Amica che permettono alle aziende agricole di valorizzare e commercializzare molte di quelle produzioni tradizionali e ai consumatori di apprezzarli. Per salvare questi prodotti dobbiamo tornare a consumarli”.

Il grande contributo ai primati delle “bandiere del gusto” arrivano dalla categoria degli ortaggi e della frutta (33) a conferma della straordinaria biodiversità vegetale del territorio provinciale seguita da pasta fresca e prodotti della panetteria, pasticceria e dolci (31) e dalle specialità di carne fresche ed insaccati (16). “Molti di questi prodotti sono vincolati alla passione e all’amore di piccole comunità e famiglie che li coltivano negli orti domestici in piccole quantità e per uso personale. – spiega ancora il Presidente di Coldiretti Lucca, Andrea Elmi - Altri appartengono alla tradizione di una manciata di norcinerie sparse su tutto il territorio il cui metodo di produzione si tramanda di generazione in generazione. Lo stesso vale per i dolci e gli altri prodotti le cui ricette passano da famiglia a famiglia”. Coldiretti Lucca punta la lente anche sul metodo di produzione soprattutto dei trasformati: “prendiamo l’esempio degli insaccati. – spiega ancora il Presidente Elmi – La lista prende in considerazione solo la ricetta, quindi il processo produttivo, ma non gli ingredienti con cui i prodotti trasformati sono realizzati. Le carni usate per esempio per gli insaccati devono provenire da allevamenti del territorio e non dall’estero. Noi crediamo che si debba ancorare la ricetta al prodotto finale privilegiando l’impiego di ingredienti locali”.

Non è infatti un caso che nei piccoli borghi – sottolinea Coldiretti Lucca – nasca il 92% delle produzioni tipiche secondo l’indagine Coldiretti/Symbola, una ricchezza conservata nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture storiche. Un patrimonio che spinge a tavola 1/3 della spesa turistica alla scoperta di un Paese come l’Italia che è l’unico al mondo che può contare sui primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della propria produzione agroalimentare. E spinge verso la Toscana, nelle aziende agrituristiche, 5 milioni di turisti che arrivano da tutto il mondo per vivere un’esperienza all’insegna del buono, del sano e del bello.

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