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11 Giugno 2026
PREZZI: BLITZ DEGLI AGRICOLTORI CONTRO I TRAFFICANTI DI OLIO E GRANO, LUCCHESIA HUB STRATEGICO ULTIMA LAVORAZIONE

Fermate i trafficanti di olio e grano che stanno strozzando le imprese agricole del territorio approfittando degli scarsi controlli alle frontiere e ai porti, di regolamenti europei – codice doganale - che favoriscono le truffe a tavola e dalla concorrenza che affonda i prezzi delle materie prime agricole nazionali. Con un vero e proprio blitz centinaia di agricoltori toscani sono tornati di nuovo in piazza a Firenze, sotto la sede della Prefettura, per dire basta alle speculazioni, agli inganni e alla mancanza di trasparenza che mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legati alla guerra in Iran.

“Gli agricoltori producono in perdita: i costi superano i ricavi. Quando manca la sostenibilità economica crolla tutto ciò che ruota attorno alle nostre aziende. Crollano le comunità rurali di cui le nostre aziende sono perni indispensabili. – spiega Andrea Elmi, presidente Coldiretti Lucca – Due delle principali filiere dell’economia agraria regionale, olio e grano, pilastri della Dieta Mediterranea, sono strette nella morsa mortale dei trafficanti, industriali e trasformatori, che fanno arrivare nei nostri porti, sotto i nostri occhi, navi stracariche di grano dall’estero e di olio di scarsa qualità con l’obiettivo di costringere cerealicoltori e olivicoltori a svenderle i loro prodotti fino a non riuscire nemmeno a coprire i costi”.

Tanti gli imprenditori della provincia lucchese che hanno preso parte al presidio durato per tutta la mattinata e culminato con la consegna di un documento di richieste alla Prefettura. “Chiediamo alle istituzioni di intervenire – spiega il Presidente di Coldiretti, Elmi - con maggiori controlli, l'applicazione della norma sulle pratiche sleali e della legge Caselli, il riconoscimento del giusto prezzo ai nostri agricoltori. Crediamo che gli strumenti normativi ci siano e siamo qui a chiedere che vengano messi in pratica. Ma ci sono anche strumenti innovativi che ci permettono di tracciare il luogo di produzione. E' il momento di fare chiarezza perché è a rischio la sopravvivenza delle campagne”.

L’olio extravergine di oliva, di cui la Toscana è tra i principali produttori italiani, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga. Negli ultimi cinque anni le importazioni di olio e derivati dall’estero hanno subito un incremento incredibile (+62%) sfiorando il miliardo di euro. Spagna (+60%), Grecia (+134%) e Tunisia (+60%) sono i principali paesi da cui proviene l’olio che una volta lavorato negli stabilimenti oleari della Toscana può diventare, grazie al codice doganale, olio tricolore. Il 25% dell’olio e derivati arrivati nell’ultimo anno in Toscana erano destinati proprio alla provincia di Lucca che si conferma un hub strategico con oltre 200 milioni di euro di valore di importazioni. +50% negli ultimi cinque anni.

Un fiume di olio che inonda il mercato nazionale. Da qui la richiesta di aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi: risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.

Dall’olio al grano la situazione non cambia. E cosi anche i risultati. Nei porti italiani continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini. Coldiretti Lucca chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappeto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua Coldiretti Lucca – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude Coldiretti Lucca – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera.

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