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28 Giugno 2023
CINGHIALI: BRANCHI DEVASTANO RACCOLTI IN ALTA GARFAGNANA, INTERVENTI SPOT NON SUFFICIENTI. Guarda il video

Nei campi coltivati a farro, grano, orzo e patate gli agricoltori raccoglieranno poco o nulla. Non è però colpa, questa volta, della siccità o della pazza primavera ma delle sempre più ricorrenti devastazioni di branchi di cinghiali, anche venti alla volta, che come cavallette, entrano nei terreni, anche recintati e divorano tutto ciò che incontrano lasciando sul loro cammino distruzione e danni alle colture. La loro presenza è una minaccia per la biodiversità, la tenuta idrogeologica del territorio e per la sicurezza stradale. Parte dall’Alta Garfagnana, tra le montagne di Sillano e Giuncugnano, il grido d’allarme degli agricoltori. Un grido che si fa disperazione. A denunciarlo è Coldiretti Lucca che ha pubblicato sui proprio canali social un video con protagonista un gruppo di cinghiali intenti a rufolare nei terreni di un agricoltore. “Per fronteggiarli è stato attivato l’articolo 37 che prevede l’abbattimento controllato, fuori dal periodo di caccia programmata, a tutela delle produzioni agricole da parte della polizia provinciale o degli agricoltori se abilitati. Uno strumento utile che abbiamo ottenuto dalla Regione Toscana che di fronte a numeri così elevati però non è sufficiente e risolutivo. – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – Quello che oggi noi chiediamo sono interventi su larga scala per ridurre drasticamente il numero di esemplari e ristabilire un equilibrio sostenibile”.

L’esplosione del numero di cinghiali, ma anche daini e caprioli, è una fortissima motivazione di abbandono delle montagne da parte delle imprese agricole che già devono operare in condizioni svantaggiate sia dal punto di vista delle lavorazione che economico. In dieci anni hanno dovuto alzare bandiera bianca il 70% di aziende agricole principalmente a conduzione famigliare attive sulla montagna lucchese. Una moria che si trascina dietro spesso anche la fuga da quei territori. “La presenza delle aziende agricole – spiega ancora il Presidente di Coldiretti Lucca – assicura la vita nelle zone più marginali e difficili. Sono presidi contro lo spopolamento e l’abbandono. Ma per resistere in territori così complicati le aziende devono avere la possibilità di produrre reddito. Oggi seminano e coltivano per alimentare la fauna”.

Paolo Magazzini, imprenditore molto conosciuto a Petrognola, a Piazza del Serchio, che produce farro IGP e grani antichi con metodo biologico, apre le braccia in segno di rassegnazione. “Metà del prossimo raccolto resta in campo. – spiega – Hanno divorato le spighe e sdraiato il grano. Quando entrano dentro i terreni è un disastro. Il problema si è fatto sempre più pesante e rilevante in questi ultimi anni. Ma quest’anno particolarmente. In mancanza di interventi risolutivi tra due-tre anni saremo sopraffatti. Non potremo più coltivare nulla in queste zone”.

Giovanni Danti, conosce bene l’emergenza che gli agricoltori stanno vivendo avendo ricoperto anche incarichi all’interno dell’ATC e partecipato a molte manifestazioni: “i risarcimenti non sono la soluzione e non ripagano mai del danno subito e gli abbattimenti selettivi sono inefficaci. Dalla chiamata agli abbattimenti passano anche settimane. Di questo passo saremo costretti a prendere tutti il porto d’armi per poter intervenire direttamente”. Danti ha dieci ettari di terreni coltivati per lo più a farro, patate e fieno ad uso animale: “I costi per recintare i terreni coltivati sono troppo alti in confronto alle rese per ettaro che sono molto basse a queste altitudini”.

Paola Bertolini ha un’azienda in località Castelletto a Sillano. 30 ettari dove in molti punti pare siano cadute delle bombe: “Non riusciamo a raccogliere nemmeno quello che è necessario per tirare avanti. Si coltiva in perdita. Ogni anno è sempre peggio. Non voglio indennizzi, voglio poter coltivare e raccogliere quello che semino”.

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